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martedì 4 giugno 2019

Concorso Musicale "Proviamo insieme?" - Edizione 2019


Proviamo insieme?
Concorso musicale per giovani talenti.







Siamo fortemente convinti che l'unica maniera per migliorare il mondo che ci circonda sia quello di rivolgersi ai giovani, aiutandoli a divenire protagonisti del cambiamento. Per questo motivo la nostra associazione porta da molti anni nelle scuole le parole ed i messaggi di grandi ed autorevoli testimoni della storia e di grandi eventi sociali e culturali.
Dall'anno scorso abbiamo pensato che questo non basti più in un'epoca in cui il merito, la cultura, l'impegno, la ricerca della bellezza e della profondità sembrano essere passati in secondo piano.
Da qui è nata la nostra decisione di favorire, tra i giovani,  chi l'impegno, lo studio e la ricerca del miglioramento continuo, li pratica già e vuole continuare a praticarli. Abbiamo pensato di farlo stimolando e premiando l'eccellenza in ambito musicale, un campo che ci interessa molto come professionisti o semplici amatori.

La prima edizione del concorso  "Proviamo insieme?" organizzato dalla nostra associazione in collaborazione con la Fondazione Musicale Omizzolo-Peruzzi ha premiato nel 2018  il Trio Antenore, composto da Davide Scarabottolo al piano, Pietro Scimemi al violoncello e Tommaso Scimemi al violino.
Con grande soddisfazione ripetiamo la meravigliosa esperienza, che ci ha fatto conoscere e toccare con mano il valore e l'impegno di molti giovani e non solo dei vincitori. 

Nella seconda edizione, che si svolgerà nel mese di novembre 2019,  è prevista una importante novità, che amplia notevolmente il panorama dei possibili interessati ed incrementa il valore dei premi disponibili.  Sono previste, infatti, due sezioni:
  • La prima dedicata a trio, quartetto e quintetto;
  • La seconda al duo strumentale con pianoforte.
Una seconda novità riguarda l'obbligo per i vincitori di sostenere un concerto pubblico nella data indicata nel bando, che pubblichiamo di seguito. 



Secondo concorso musicale “Proviamo insieme?”
Borsa di studio Fondazione Omizzolo-Peruzzi.



Premessa.
Il concorso, promosso dall’APS Storia e Vita e dalla Fondazione Musicale Omizzolo-Peruzzi, intende selezionare gruppi di giovani musicisti operanti nell’ambito della musica da camera, offrendo due borse di studio finalizzate all’iscrizione e alla frequenza di un corso di perfezionamento o di uno stage presso istituzioni musicali pubbliche e private italiane e straniere.
La sede della manifestazione sarà l’Auditorium dell’Assunta, via Palù 2 – Rubano (Padova).

Regolamento.

Art. 1 - Destinatari e requisiti di ammissione.
Il concorso si articola in 2 categorie:
a) Formazioni strumentali dal trio al quintetto;
b) Duo strumentale con pianoforte.
Sono ammessi a partecipare gruppi composti da musicisti di età inferiore ai 29 anni (ovvero nati dal 1 gennaio 1991 in poi). L’iscrizione è riservata a musicisti che studino o abbiano studiato nella Regione Veneto o che vi siano attualmente residenti.
È preclusa la partecipazione a tutti coloro che abbiano vinto la borsa di studio in precedenti edizioni del concorso.

Art. 2 - Modalità di iscrizione.
L’allegato modulo di iscrizione deve pervenire agli organizzatori entro il 21 Ottobre 2019, mediante consegna a mano o inoltro tramite raccomandata AR alla sede dell’Associazione Storia e Vita (via Bolzano 13 – Rubano) o mediante posta elettronica all’indirizzo storiaevita2015@gmail.com.
Alla richiesta di iscrizione devono essere allegati i seguenti documenti, obbligatori ove non diversamente specificato:
- Un breve curriculum studiorum e artistico di ciascun membro.
- Il curriculum artistico dell’intero gruppo (facoltativo).
- La ricevuta del versamento del contributo di iscrizione di € 50,00 per la categoria a) e di € 40,00 per la categoria b), eseguito tramite bonifico bancario intestato a APS Storia e Vita, Banca Carige, agenzia di Mestrino, codice IBAN IT81T0617562651000000253080, con causale “iscrizione concorso musicale”. Il versamento non è rimborsabile per alcun motivo.
- L’elenco delle opere che saranno presentate all’audizione con la relativa durata. I concorrenti potranno liberamente scegliere le opere, tenuto conto che almeno una  dovrà essere del periodo  classico-romantico e almeno un’altra del  periodo moderno o contemporaneo.
- Una copia degli spartiti delle opere presentate.
- Una breve registrazione anche eseguita in proprio.
La domanda d’iscrizione non sarà accettata se priva della documentazione obbligatoria sopra indicata.

Art. 3 - Preselezione
La commissione giudicatrice, sulla base dei curricola e della registrazione allegata alla domanda di iscrizione, effettuerà una motivata preselezione, comunicando l’elenco degli ammessi alla direzione del Concorso che provvederà agli adempimenti di cui all’articolo successivo.



Art. 4 - Comunicazioni ai partecipanti.
La data dell’audizione è fissata nella giornata di sabato 09 novembre 2019, mentre l’orario sarà pubblicato nel sito dell’Associazione Storia e Vita e comunicato direttamente agli interessati all’indirizzo di posta elettronica indicato nella domanda, contestualmente alla conferma dell’avvenuta ammissione.

Art. 5 - Modalità di svolgimento delle audizioni.
Nel giorno e l’ora prefissata i concorrenti dovranno presentarsi presso la sede del concorso, muniti di documento di identità.
La durata dell’audizione è di massimo 30 minuti per la categoria a) e di 20 minuti per la categoria b).
La Commissione Giudicatrice si riserva il diritto di indicare  le parti delle opere da eseguire.

Art. 6 - Commissione giudicatrice.
La commissione giudicatrice, la cui composizione sarà comunicata ai concorrenti una settimana prima dell’audizione, sarà formata da cinque membri, scelti tra musicisti attivi come concertisti e/o docenti.

Art. 7 - Valutazione dei concorrenti.
La valutazione dei gruppi concorrenti sarà fatta in centesimi; ogni membro della commissione avrà a disposizione 20 punti.
Prima della proclamazione dei vincitori la commissione stenderà una valutazione qualitativa del livello artistico e la motivazione dell’assegnazione del premio.

Art. 8 - Borse di studio e attività concertistica.
Ai vincitori, dichiarati tali a insindacabile giudizio della commissione, verrà conferita una borsa di studio di:
-          € 2.000,00 per la categoria a);
-          € 800,00 per la categoria b).

L’erogazione della borsa è subordinata all’attestazione dell’effettiva iscrizione a corsi di perfezionamento o a corsi estivi.
 La borsa di studio, ove il suo importo superi il costo dell’iscrizione, potrà essere utilizzata anche per coprire eventuali costi di soggiorno e/o di viaggio comunque da documentare.
I vincitori di entrambe le categorie, inoltre, sono tenuti alla partecipazione al concerto finale della manifestazione che si terrà nel pomeriggio di domenica 17 novembre 2019, presso la sede del concorso; tale partecipazione è considerata condizione irrinunciabile per l’attribuzione della borsa.

Art. 9 - Responsabilità.
La partecipazione al concorso implica l’accettazione senza riserve, da parte dei concorrenti, del presente bando.

Art. 10 - Trattamento dei dati personali.
Tutte le informazioni raccolte nell’ambito del concorso saranno tutelate ai sensi del Regolamento (UE) 2016-679 del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione europea del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali.

Per informazioni scrivere a storiaevita2015@gmail.com
o telefonare al 340-2651480








 


 



domenica 6 maggio 2018

2 Agosto 1980, ore 10.25


Il 2 agosto 1980 alle 10.25 esplodeva alla stazione centrale di Bologna un micidiale ordigno che provocò 79 morti e più di 200 feriti. Marina Gamberini, è l’unica ragazza della Cigar sopravvissuta alla bomba di Bologna del 2 agosto 1980, impiegata ventenne di questa azienda di ristorazione della stazione centrale che aveva gli uffici nei pressi della sala d'aspetto della seconda classe, proprio dove era collocato l'esplosivo.
"Tanti anni sono passati, ma c'è una grande sofferenza che non passa - dice Marina - . Una sofferenza ora soprattutto psicologica". "Ho sensi di colpa rispetto alle altre sei colleghe che sono tutte morte, a volte vorrei chiudere questa pagina, scordarmi tutto. Ma se lo facessi sarebbe meglio? Mi dico di no", aggiunge Marina che da anni segue un percorso di terapia psicologica di recupero.
Marina ha avuto un figlio nel '95, un parto difficile e ora che il figlio è più che ventenne, come lei in quel giorno di agosto dice: "Anche per lui mi sento in colpa perché non so come difenderlo".
Per Marina è sempre complicato raccontare, soprattutto ricordare. Sono ricordi che rimbombano dentro. Sono ricordi che non fanno respirare, che allontanano tutto ciò che esiste di razionale. E lo sguardo di Marina rimane sempre basso, verso le sue mani agitate che non finiscono mai di far qualcosa.
Gli occhi di questa donna sono grandi e scuri, ma tristi, velati da quella sofferenza di cui non ci si libera. E così Marina racconta di chi era prima e di come, in quel maledetto giorno, le sia stata rubata la vita.
«Il 2 agosto 1980 mi sentivo invincibile, avevo il mondo in mano ed ero mossa da quelle speranze giovanili, che tutti conosciamo. Guardando quella ragazza con gli occhi di oggi, posso dire che non aveva paura di niente, viveva in un mondo che non bisognava temere, ma scoprire, addentare e lei ne era affamata. Quella Marina aveva vent’anni, non sapeva che sarebbe stata destinata ad averne venti per sempre».
Gamberini racconta che «una parte di me infatti, rimase lì, in quell'ufficio tra la polvere e le macerie, mentre un'altra si salvò».
Marina nella strage di Bologna riuscì a salvarsi per miracolo o per fortuna, forse.
«Le mie colleghe invece, a cui volevo bene come a delle sorelle, morirono tutte. In quel momento mise radice dentro di me, quel senso di colpa che mi divora tutt’oggi, a distanza di 37 anni». È quel sentimento che annienta, accompagnato dalla domanda che si pone continuamente, in silenzio: «Perché io sì e loro no?».
Nonostante tutto ciò Marina ha il coraggio e la forza di testimoniare, di fare memoria. «È necessario che i giovani conoscano realtà come questa per trovare il coraggio di combattere una guerra ancora aperta contro ogni tipo di ingiustizia, armati di quella speranza che deve vivere nel cuore di ogni ventenne».

Marina Gamberini sarà nostra ospite a Padova il 19 maggio, accompagnata da Cinzia Venturoli, storica, ricercatrice presso l’Università di Bologna e collaboratrice dell’Associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna. La prof.ssa Venturoli da molti anni lavora in modo specifico sulla storia degli anni Settanta, con uno sguardo rivolto ai movimenti politici, ai terrorismi, alla società e al rapporto fra storia e memoria. Approfondirà la testimonianza di Marina Gamberini, illustrando il clima politico di quegli anni e le complesse vicende processuali legate alla strage. 

martedì 3 aprile 2018

Newsletter n. 2- Aprile 2018

Sommario: 

  • Prosegue la raccolta punti presso l'ALI' di Rubano, pag.1.
  • Storia e Vita per il 25 aprile, pag. 2.
  • Storia e Vita e i testimoni del terrorismo; ultimo appuntamento della stagione 2017/18 il 19 maggio a Padova, pag. 3.
  • Un progetto ambizioso: "Proviamo insieme?" - I testimoni del 2018/19, pag. 4.





lunedì 12 febbraio 2018

Memoria e Ricordo 2018, 1



Una coincidenza voluta







Tutti i nostri testimoni di quest'anno, sia del giorno della Memoria che di quello del Ricordo, sono istriani, nati in una terra in cui molti abitanti, in meno di 50 anni, hanno cambiato tre  nazionalità: quella asburgica, poi l'italiana e infine quella iugoslava, senza contare i periodi sotto il terzo reich, durante l'occupazione del Litorale Adriatico.  
Non è stato un caso, ma una scelta precisa, finalizzata alla comprensione della complessità di vicende apparentemente slegate ma in realtà unite da un comune denominatore: i nazionalismi e i totalitarismi del secolo breve.

Ma andiamo con ordine.

Il 2 febbraio, davanti ad un pubblico silenzioso, ma attivo, come si è visto alla fine dalle domande, Oleg Mandic ha raccontato ai cittadini di Rubano la sua storia di sopravvissuto ad Auschwitz. Lo stesso aveva fatto la sera precedente con gli studenti e i cittadini di Padova, riuniti al Centro culturale san Gaetano e  in due importanti scuole del territorio:











Oleg Mandic non è di religione ebraica, ma è bene ricordare che la macchina di sterminio ideata dall'imbianchino di Braunau am Inn ha colpito non solo gli ebrei (sei milioni) ma anche i rom, i sinti, gli omosessuali, i testimoni di Geova, i preti cattolici dissidenti, gli avversari politici, i portatori di handicap, la popolazione civile inerme. Agghiaccianti i numeri  raccolti dallo United States Holocaust Memorial:

Oleg Mandic avrebbe potuto essere tra il milione e mezzo calcolato tra i dissidenti politici, in quanto nipote e figlio di resistenti croati.
Circostanze fortuite e la presenza della madre nello stesso campo, ci hanno reso possibile incontrare un Mandic, ancora lucido e combattivo, portatore di una testimonianza dura e crudele, ma mai intrisa di desiderio di vendetta e di odio. Diversi cittadini presenti mi hanno manifestato il loro stato d'animo al termine dell'incontro: era di serenità dopo le nobili parole di Oleg contro l'odio e la sua straordinaria affermazione di avere avuto una vita bella e piena.
Sicuramente ascoltare da pochi metri di distanza un testimone diretto aiuta a comprendere meglio: alla conoscenza della storia attraverso i libri e i documenti si aggiungono le ragioni del cuore, le indefinibili vibrazioni provocate dalla calma, positiva saggezza di Oleg. Ma non basta. In un triste periodo in cui riemergono dalle fogne della storia simboli, ideologie atteggiamenti e soprattutto azioni già viste in un passato non sufficientemente conosciuto e condannato, è necessario porsi qualche domanda e iniziare ad prendere posizioni nette e, se necessario, ad agire:
Ma settantacinque anni fa io mi sarei chiesto come mai scomparivano i miei compagni di scuola? Avrei saputo non girare le spalle al compagno ebreo? Avrei aiutato qualcuno a fuggire? Avrei avuto il coraggio di nasconderlo? Mi sarei rifiutato di essere il macchinista di un treno del binario 21? E se fossi nato tedesco, avrei saputo oppormi alla “bestia umana”?

Facciamolo, altrimenti i nostri figli e i nostri nipoti un giorno ci chiederanno anch'essi:

’ma tu da che parte stavi?” “Da che parte stavi quando sono cominciate a ricomparire le svastiche sui muri?”, “Da che parte stavi quando le teste rasate picchiavano per strada i ragazzi omosessuali?”, “Da che parte stavi quando le croci uncinate sono ricomparse, riempiendole, le nostre piazze?”, “Da che parte stavi quando rabbino era il sinonimo di tirchio e tutti sorridevano?”, “Da che parte stavi quando i miei compagni rom scomparivano dalla classe perché il loro campo era stato sgomberato?”, “Da che parti stavi quando lo zio di Mohamed affogava in mezzo al Mediterraneo?”, “Da che parte stavi quando mal vestiti in centinaia attraversavamo le Alpi per raggiungere la Francia dall’Italia?”, “Papà, ma tu da che parte stavi?”. (Tratto da W. Beccaro).

i chiesto come mai scomparivano i miei compagni di scuola? Avrei saputo non girare le spalle al compagno ebreo? Avrei aiutato qualcuno a fuggire? Avrei avuto il coraggio di nasconderlo? Mi sarei rifiutato di essere il macchinista di un treno del binario 21? E se fossi nato tedesco, avrei saputo oppormi alla “b





domenica 19 novembre 2017

Francesco Malavolta all'Istituto Scalcerle


Una vita sui muri di terra e di mare



L'otto agosto del 1991 sbarcò a Bari la "la Nave dolce" con il suo carico di 20.000 albanesi, fuggiti da Durazzo in un solo giorno di entusiasmo, di voglia di vivere e di ordinaria follia. 
Dopo questo primo tentativo andato a vuoto (quasi tutti i migranti della nave dolce furono rimpatriati con la forza o con l'inganno)  gli sbarchi dall'Albania sulla costa pugliese si susseguirono per anni, in particolare verso Brindisi. Ed è proprio da questa città, allora vivace ed animata oggi spenta dal malgoverno, che iniziò la storia professionale da reporter delle migrazioni di Francesco Malavolta.
Francesco si trovava, infatti, a Brindisi, giovanissimo militare di leva, proprio nel periodo in cui gli arrivi erano quotidiani e osservava  i drammi e  le speranze dei migranti e la generosità dei brindisini. 
Fu allora che decise di dedicarsi allo studio e alla documentazione del fenomeno migratorio in ogni parte del mondo, con lo strumento che gli è proprio, cioè la fotografia.
Da allora, per terra e per mare, Malavolta si è trovato non solo a fotografare, ma anche a raccogliere testimonianze, storie personali, confessioni, speranze, gioie e tragedie di migliaia e migliaia di migranti. Ha partecipato di recente alle missioni "Mare Nostrum" e Triton ed è stato fotografo ufficiale dell'UNHCR sulle frontiere di terra dell'Europa orientale e di mare nelle isole greche.
Per lui è divenuta una missione, che tende ormai ad agire come una droga, ammette: non si può smettere di documentare, di tentare di far conoscere e di sbriciolare i muri di ignoranza (cioè di non conoscenza), prima che di filo spinato, che avvolgono il fenomeno delle migrazioni,  quelle interne e quelle tra paesi e continenti diversi. Come ha detto più volte: "quelle grida non si dimenticano mai.."
Con questo spirito, quello del missionario della conoscenza e della verità, ha incontrato ieri mattina gli studenti dello Scalcerle. Un incontro intensissimo, avviatosi sul "mantra" delle invasioni e sul tema delle fake news su migranti e  migrazioni, con  ripetuti inviti ad approfondire, a confrontare le fonti, a non fidarsi "dell'aria che tira". Poi il discorso  si è dipanato  in modo appassionato sulle immagini e sulle storie  e le verità che quelle immagini sottendono.



Ogni foto, a suo dire, non ritrae solo un attimo, non raffigura una felice intuizione, nè testimonia solamente la rapidità e l'esperienza dell'occhio che coglie, talvolta in modo poetico, l'essenza di una situazione, ma racconta una storia, una vita intera.

Così sotto gli occhi attenti e talvolta un po' lucidi di 250 studenti, silenziosi come non mai, sono sfilate le immagini dei salvataggi nel mar d'Africa, degli arrivi nei  porti italiani e a Lesbo, dei reticolati di Serbia, Croazia, Ungheria e Bulgaria, della stazione in disarmo di Belgrado, per sei mesi casa di centinaia di profughi abbandonati. Sono sfilate le immagini di bambini fuggiti dalla guerra dopo aver vissuto almeno cinque anni dello loro infanzia in fuga da un campo all'altro; un tema questo che si notava stare particolarmente a cuore a Francesco.


Gli studenti hanno ascoltato la storia dei due fidanzati che, ritrovatisi, si baciano teneramente dopo essersi persi durante il naufragio e poi, ma questo la foto non lo dice, svengono entrambi sfiniti dalla stanchezza. 
Sono sfilate sullo schermo le immagini in movimento di un salvataggio con la colonna sonora data dalla drammatica telefonata di aiuto partita da un gommone e diretta al centro di smistamento della Marina Italiana. 

I ragazzi hanno visto il video dei Coldplay che sponsorizzano il contestato Moas..e poi le molte domande, sintetiche e taglienti, che hanno messo a nudo l'anima dell'uomo prima che del fotografo.
Una mattinata intensa e significativa, più di mille lezioni di storia e di ogni possibile approfondimento sui numeri e i fenomeni sociali.

  

domenica 1 ottobre 2017

Oney Tapia e Veera Kinnunen



Ballerini e persone fuori dal comune






Giovedì 19 ottobre, alle 20.45, al teatro ai Colli di PadovaOney e Veera saranno ospiti dello spettacolo di apertura dei Concerti d'Ottobre, messo in scena da Storia e Vita con la preziosa collaborazione di due rinomate scuole padovane: il Club Azzurro Danze dei fratelli Martinello e le Scarpette Rosse di Lucia Perin e Anna Sadocco.
Sarà un viaggio movimentato e fantastico tra tanti stili e generi di danza di epoche diverse, dal classico, al jazz alla modern dance e altri ancora.
Al centro dello spettacolo Oney Tapia e Veera Kinnunen, conosciutissimi dagli spettatori di "Ballando con le stelle", perchè vincitori dell'edizione 2017, ma noti a tutti gli appassionati di danza e di sport anche per altri importanti traguardi.
Vediamo insieme qualche prima informazione; il resto, il loro volto umano, la loro carica di energia,  lo conoscerete durante lo spettacolo condotto da Simona Castiglione e per quanto riguarda Oney durante l'ulteriore incontro di Venerdì 20 ottobre, alle 20.45 presso l'Auditorium dell'Assunta di Rubano.


Ma chi è Veera? 
Veera Kinnunen è nata da genitori finlandesi a Gavle (Svezia) il 6 marzo 1986.
Ha studiato e vissuto nella sua città natale, Gavle, fino all’età di diciannove anni quando, terminati gli studi, si trasferisce in Australia. Qui partecipa allo show di danza Burn the Floor con il cui cast è stata in tournée per due anni tra Asia, America, Europa e Australia.
Veera però non si limita alla danza, coltiva anche la sua passione per la moda e il design e sceglie di disegnare i propri abiti da competizione e quelli dei propri allievi.
Impara altre 3 lingue oltre allo svedese, cioè l’italiano, l’inglese e il finlandese.
Veera, pur avendo soltanto trentuno anni, ha un curriculum davvero impressionante. Insieme al ballerino Stefano Oradei è diventata campionessa svedese di ballo latino per cinque volte di fila.
Veera ha inseguito il suo sogno: ballare sempre e fare della danza il suo lavoro, oltre che una grande passione; d’altronde, balla da quando aveva 7 anni e possiamo immaginare la soddisfazione e la felicità di essere riuscita a fare della sua passione un mestiere.


Ed ecco Oney, ballerino, atleta, campione paralimpico.




Oney Tapia, sposato e con tre figlie, è nato a L’Havana (Cuba) il 27 febbraio 1976 e vive a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo.
Inizia a praticare sport dall’età di 10 anni, cimentandosi in svariate discipline dalla boxe al baseball. È proprio in quest’ultima disciplina, una delle più popolari a Cuba, che diventa giocatore professionistico nel ruolo di lanciatore.
Nel 2003 si trasferisce in Italia, dove diventa cittadino italiano, per fare il lanciatore nell'Old Rags Lodi e nel Montorio Veronese; successivamente inizia a giocare anche a rugby lavorando contemporaneamente come giardiniere. È durante tale attività che, nel 2011, viene colpito da un grosso ramo al capo e perde la vista.
Una situazione non facile che ha superato con forza e tenacia. Oney ha deciso di non abbattersi e di continuare a vivere una vita piena e intensa anche senza vista.
Abbandonato per sempre il baseball, si è dato da fare con sport per persone disabili quali il goalball e il torball, discipline di squadra per atleti non vedenti. Ha conosciuto poi l’atletica leggera e ha ottenuto come migliori risultati la medaglia d’oro ai Campionati europei paralimpici di Grosseto nel 2016 e la medaglia d’argento nella medesima specialità, ai Giochi paralimpici di Rio de Janeiro dello stesso anno.
Nel 2017, come ormai sapete, partecipa e vince al talent show “Ballando con le stelle” in coppia con Veera Kinnunen.
Oney, “il guerriero” ama godersi ogni cosa bella e fa della sua vita un fiume di passioni: suona il pianoforte per rilassarsi, ama fare passeggiate in montagna, balla salsa, bachata e rumba e tira fuori tutta la sua grinta nello sport.


lunedì 12 giugno 2017

Giornata della Memoria 2017: Oleg Mandic


Oleg Mandic all'Istituto  Scalcerle





Ieri ho scoperto con piacere che in edicola c'erano ben quattro copie del libro di Oleg Mandic: due giorni prima, infatti, lo avevo accompagnato all'Istituto Scalcerle di Padova, per "sottolineare" la ricorrenza della Giornata della Memoria. Non pensavo che fosse già così conosciuto, anche se avevo scoperto da lui stesso che l'anno scorso aveva visitato 52 scuole in Italia, spostandosi dalla sua Abbazia (Croazia).   


Adesso Oleg è un giovanotto di 84 anni; all'Istituto Scalcerle, attraverso un video da lui stesso preparato e rispondendo alle domande degli studenti ha svolto una lucida lezione di storia, fornendo argomenti e notizie di prima mano, ma ha anche intonato un appassionato inno alla vita.
Nel filmato presentato si trova anche uno spezzone originale che lo riguarda, girato ad Auschwitz dopo il 27 gennaio 1945 dall'Armata Rossa.

Vicende straordinarie che vengono raccontate con nonchalance da Oleg, come un nonno racconta affettuosamente le storie ai nipoti. E affettuoso lo è stato Oleg con gli studenti e le studentesse dello Scalcerle, anche e soprattutto quando le sue risposte dure e i suoi scatti di vitale nervosismo hanno spiazzato le loro aspettative. 
Al di là del racconto dei fatti e degli orrori visti e in parte da lui stesso vissuti, Oleg ha affrontato diversi temi forti, dei quali due in particolare mi sono rimasti impressi.

"Come ha fatto a sopravvivere spiritualmente  e moralmente alla tragedia e alle atrocità vissute?" è stata la domanda diretta di una studentessa. Pacatamente Oleg, premettendo di avere avuto una vita intensa e felice, ha confessato di ricorrere ad una terapia molto particolare: "Quando gli inevitabili problemi e dubbi della vita mi hanno tormentato, ho sempre fatto la benzina nella mia auto e sono partito per Auschwitz, fermandomi per ore nel punto da cui si domina tutto il campo. Alla fine i miei problemi attuali mi apparivano ben poca cosa e sicuramente facilmente superabili..."

Inevitabile la domanda: "la fede religiosa l'ha aiutata a sopravvivere e soprattutto a continuare a vivere dopo la liberazione?". Lapidaria la risposta di Mandic: "Dio l'ho lasciato ad Auschwitz..."

domenica 11 giugno 2017

La stagione culturale 2017/18


Ballando con le stelle!




Inizieremo a settembre con la nostra partecipazione alla Festa delle Associazioni di Rubano. Il nostro contributo, sabato 16 settembre sarà l'incontro con tre straordinari campioni paralimpici, campioni  dello sport e della vita, che molto hanno da raccontare e da insegnare: Alvise de Vidi, Francesco Bettella e Oscar De Pellegrin.




Il giorno successivo,  domenica 17 settembre, il clou della manifestazione sarà la straordinaria performance degli atleti in carrozzina del Millennium basket e del CUS Padova.    Vi sembra impossibile? venite a vedere!!



Nel mese di ottobre  riproporremo la mostra fotografica di Francesco Malavolta presso due grandi istituti scolastici cittadini e come corollario, scusate se è poco, il 14 ottobre ospiteremo lo stesso Malavolta per un incontro con gli studenti.

Subito dopo inizierà, non certo in sordina, la stagione artistica e musicale di Storia e Vita: il 19 ottobre, infatti, la coppia Oney Tapia-Veera Kinnunen, con il contorno di una compagnia di ballerini di grande talento, aprirà la nostra stagione artistica al Teatro ai Colli di Padova. 


Di Oney e delle sue imprese sportive ed artistiche avremo modo di parlare a lungo nei prossimi articoli; intanto possiamo annunciare che il giorno seguente allo spettacolo, quindi il 20 ottobre, Oney incontrerà il pubblico a Rubano offrendo la sua testimonianza di grande atleta e di fantastico artista: "chi vince gli altri è forte, chi vince se stesso è potente" è la massima di Lao Tse che gli si potrebbe benissimo adattare.
E siamo solo all'inizio! Il cartellone dei concerti d'ottobre, che proseguiranno poi a Rubano, vi riserverà altre due piacevoli sorprese!
A novembre, continuando, avremo ospite Michela Gargiulo per le scuole, le librerie e il pubblico di Padova e Rubano.



Sicuramente il Natale non passerà inosservato e contiamo di riproporre al pubblico la grande musica con orchestra e coro.
Subito dopo, con l'arrivo del 2018, le ormai consuete testimonianze per le giornate della memoria e del ricordo con personaggi sempre nuovi, finchè il tempo ce lo consentirà..

Come dimenticare poi il 25 aprile, festa della liberazione e grande occasione per sottolineare l'enorme apporto dato dalla guerra partigiana. Non potremo, per evidenti motivi, avere come ospite un partigiano ma vi porteremo una testimonianza d'eccezione di qualcuno che ne ha raccolto le memorie. 
Ma la stagione culturale e artistica non si esaurisce qui: non ci lasceremo sfuggire ogni altra occasione interessante che si presenterà nel corso dell'anno per arricchire il nostro programma e offrirlo alle scuole, agli enti e alle associazioni che vorranno approfittarne.




giovedì 1 giugno 2017

Migrazioni, i numeri - 3

Foto di F. Malavolta


Invasori? numeri? persone?  







Segue da: Migrazioni: le rotte verso l'Europa


Quanti sono i richiedenti asilo
e i 
rifugiati in Italia?



181.436     migranti sbarcati in Italia nel 2016


123.482 hanno fatto richiesta d'asilo

34.941 hanno ottenuto una protezione

25.846 minori non accompagnati

9000 minori non accompagnati che hanno richiesto protezione




L'Italia ha 66.500.000
abitanti


I minori non accompagnati

Cosa dice la legge?
Costituzione Italiana (1948)
Il diritto di asilo è tra i diritti fondamentali dell’uomo riconosciuto anche dalla nostra Costituzione
Art. 10, comma 3: Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948)
Art. 14: Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni

Convenzione di Ginevra (1954)
Art. 1: definisce lo status di rifugiato - ha diritto d’asilo il perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche
Foto di F. Malavolta


Segue