Associazione di promozione sociale - I testimoni raccontano, musica, autori e altro ancora
lunedì 28 marzo 2016
Corso di scrittura narrativa
Terza parte: la memoria
Per informazioni
Angelo Ferrarini 338.8870524 / vivaverba@gmail.com
Paolo Menallo 340.2651480 / paolomenallo@libero.it
lunedì 21 marzo 2016
Legalmente
Giovanni Impastato e tanto altro a Rubano per la rassegna Legalmente.
Prosegue la collaborazione dell'Associazione con il Comune di Rubano. Per la rassegna Legalmente, ormai appuntamento tradizionale, abbiamo invitato Giovanni Impastato, fratello di Peppino, testimone della storia tragica del fratello e della ribellione di una comunità al giogo mafioso. Giovanni Impastato, durante il suo tour veneto, invitato dallo SPI-CGIL di Vicenza, sarà ospite anche della consulta degli studenti padovani, con i quali si intratterrà il 9 aprile alle 9.30, presso l'istituto Einaudi.
La rassegna Legalmente, dopo la testimonianza di Giovanni Impastato affronterà un tema di grandissima attualità e cioè le infiltrazioni mafiose nel nord. Come ebbe a dire un grande magistrato a conclusione di un suo intervento sul tema, la mafia, al nord, non vuole impadronirsi solo dell'economia, ma anche delle coscienze. Vuole cioè che si pensi e si agisca come vuole la mafia, vuole che l'economia e lo sviluppo siano legati non solo al profitto, ma ad un certo modo di intenderlo, cioè come rapina, come sopraffazione, come corruzione, senza alcun legame con il valore del prodotto e con l'avanzamento della società. Purtroppo i primi frutti di questa invasione dell'economia e delle menti sono già state documentate, anche processualmente in Emilia (leggi qui), dove alcune frange di imprenditori sono riusciti a corrompere gli ideali di cooperazione e di solidarietà, precedentemente ben radicati in quel territorio. E hanno trovato ampie complicità locali, tra altri imprenditori e in alcune amministrazioni. Il comune di Finale Emilia è infatti al momento a rischio di scioglimento per mafia.
Articoli correlati:
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Il casolare di Impastato
Radio 100 passi
martedì 1 marzo 2016
Il dramma dei rifugiati: testimonianze
Dal Mali, alla Libia, all'Italia
Molti profughi scappano dalla guerra o dalla povertà estrema, ma non è sempre così: la breve testimonianza di Boubacar, maliano giunto a Padova da un anno e mezzo, ci spiega come il disastro politico e militare della Libia abbia provocato la fuga di tanti che non pensavano affatto all'Italia. Per i maliani, infatti, la Libia costituiva il miraggio della ricchezza e del lavoro, sinchè...
(Dall'intervento di Boubacar Diarra all'incontro del 5 febbraio a Rubano)
Buona sera
Mi chiamo Boubacar, vengo dal Mali.
Sono qui in Italia da un anno e quattro mesi.
Sono scappato dalla guerra civile nel mio paese.
La guerra è iniziata nel 2012 e io lavoravo per una ditta francese di
trasporti e facevo il camionista a GAO.
Gao si trova nel nord del Mali a 1.400 km dalla capitale che è BAMAKO.
La mia famiglia vive nella capitale.
Mio papà faceva parte del partito del presidente PDES.
Mio papà è stato colpito dai militari che hanno fatto un colpo di stato
contro il presidente.
Io non potevo tornare a Bamako perché
non era sicuro per la mia vita visto che io sono il figlio maggiore.
E nello stesso tempo non potevo stare a GAO.
La ditta per cui lavoravo è stata chiusa a causa della guerra.
Io sono rimasto chiuso a casa con un mio collega di lavoro e non potevo
uscire perché sparavano nelle strade.
Abbiamo telefonato ai militari e sono venuti a prenderci e ci hanno
portato al campo militare.
Ho telefonato a mia mamma e le ho chiesto se potevo tornare a casa a
Bamako.
Mia mamma mi ha detto “No Buba perché qui a Bamako non è sicuro per
te.”
Quindi anche se non avevo mai pensato di lasciare il mio paese perché
li avevo un buon lavoro e tanti amici sono scappato dal Mali verso il Burkina
Faso.
Li ho conosciuto un ragazzo che mi ha aiutato ad andare in Niger per
cercare lavoro.
In realtà in Niger non ho trovato lavoro e mi hanno suggerito di andare
in Libia, perché li era facile trovare lavoro.
Per il mio lavoro di camionista sono stato in molti paesi africani, ma
non ero mai stato in Libia e nemmeno parlo l’arabo.
Dal Niger alla Libia sono stato per 10 giorni a viaggiare nel deserto
su un pick up. C’era tanta gente: giovani e adulti che viaggiavano con noi.
3.700 km nel deserto sono tanti!
Ho visto tante persone morte su questa strada.
Quando sono arrivato in Libia subito ho trovato un lavoro come
camionista dei rifiuti.
Ma dopo 2 giorni non potevo uscire per andare al lavoro perché in Libia
c’era tanta violenza.
Hanno anche sparato al mio amico che aveva fatto con me il viaggio.
Non sapevo come fare perché non potevo tornare indietro e pure in Libia
ogni giorno tanta violenza.
Una sera sono venute delle persone con le armi che ci hanno detto: “chi
ha soldi può andare in Italia, chi non ha soldi andrà in prigione”.
Io non volevo partire perché avevo visto alla TV i barconi e i viaggi
molto pericolosi, ma non volevo nemmeno andare in prigione.
Queste persone dicevano: “solo il primo pezzo di viaggio sarà sulla
barca piccola, poi con la barca grande”. Ma io non ci credevo.
Siamo partiti e nel barcone c’erano 80 persone senza acqua, senza cibo,
senza niente.
Siamo stati 3 giorni in mare senza bere e senza mangiare.
È stato molto faticoso e molto pericoloso.
Nella mia vita non ho mai visto una cosa così brutta.
Dopo 3 giorni abbiamo visto una nave italiana che ci ha salvati. Ci ha
portato in Sicilia, ci hanno dato da mangiare, da bere e vestiti.
Dalla Sicilia mi hanno mandato a Padova. Sono arrivato in una casa di
accoglienza dove c’erano maliani, nigeriani, pakistani.
COME VIVI A PADOVA?
A Padova mi trovo bene perché la gente mi vuole bene. Ho tanti amici di
tutte le età.
Ho studiato un po’ di italiano in tante scuole, soprattutto alla scuola
di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio.
Ho fatto amicizia con tante persone della Comunità di Sant’Egidio
perché mi piace il servizio che loro fanno ai poveri che vivono per la strada,
ai profughi, agli anziani, ai bambini. Questa amicizia mi ha aperto il cuore.
Anche io la sera porto i panini ai poveri che dormono per strada, e
vado a trovare gli anziani che abitano vicino a casa e anche altri anziani che
abitano a Padova.
Sto lavorando come mediatore culturale in una casa dove vivono 38
ragazzi africani arrivati da poco da differenti paesi africani.
PROGETTI PER IL FUTURO
Vorrei restare a Padova per avere una casa e una famiglia.
Grazie
giovedì 11 febbraio 2016
Il racconto dell'esodo di S. Basalisco
Profughi di ieri e di oggi
Pubblichiamo oggi l'intervento di Sergio Basalisco all'incontro di Rubano del 5 febbraio dedicato ai profughi di ogni tempo. Nella sua vibrante narrazione, Basalisco coniuga la ricostruzione storica delle vicende del confine orientale con la microstoria della sua famiglia, fuggita da Pola.
(Sergio Basalisco, febbr. 2016)
(1) Premessa
Ho accettato molto volentieri di portare la mia testimonianza di profugo istriano in un incontro dedicato al tema del profugato. Doloroso fenomeno che ha radici antiche (fu profugo anche Enea quando, con il padre sulle spalle e i figli per mano ,dovette lasciare Troia devastata dai Greci) ed oggi ha inquietanti dimensioni mondiali: secondo i calcoli dell’ ONU i profughi che fuggono da guerre, da catastrofi e da persecuzioni per motivi di razza, di religione, di nazionalità, di opinione politica sono stati 60 milioni nel 2015: circa 50.000 persone ogni giorno hanno dovuto abbandonare la terra in cui erano nati.
E’ bene che non ci si stanchi di riproporre la rievocazione della Shoa degli anni ‘40 (che in Italia fu anticipata dalle leggi razziali del 1938) e dell’esodo giuliano del 2° dopoguerra che coinvolse 350.000 dalmati , fiumani , istriani. Dobbiamo uscire da silenzi opportunisti e da rievocazioni monche e autoconsolatorie.
Il silenzio sui 7.000-10.000 infoibati nelle voragini istriane e sull’ esodo giuliano è durato fino alla legge 92/2004, fortemente voluta dal Presidente Ciampi, che istituì la Giornata del Ricordo. A lungo si ebbe timore di offrire argomenti alla propaganda nazionalista, anti-comunista e anti-slava. Si è dovuto aspettare il 2004 per cominciare a leggere tutte le pagine della storia del nostro confine orientale.
martedì 2 febbraio 2016
Giornata della memoria a Mestrino
Pochi ma buoni
Inaspettatamente pochi partecipanti ad un appuntamento annuale che a Mestrino ottiene di solito la presenza di centinaia di persone. Ma i pochi che c'erano sono rimasti sicuramente affascinati dalla testimonianza dell'avv. Parenzo e dalla sua minuziosa ricostruzione delle vicende dalla comunità ebraica nel Veneto e a Padova.
Quando si è giunti alla storia recente, alle leggi razziali e alle persecuzione avvenute nel nostro stesso territorio, qualcuno ha potuto scoprire l'esistenza dei campi di detenzione padovani, anticamera dell'internamento nei luoghi di sterminio. Villa Venier di Vo' Vecchio era uno di questi.
Quando si è giunti alla storia recente, alle leggi razziali e alle persecuzione avvenute nel nostro stesso territorio, qualcuno ha potuto scoprire l'esistenza dei campi di detenzione padovani, anticamera dell'internamento nei luoghi di sterminio. Villa Venier di Vo' Vecchio era uno di questi.
Naturalmente, particolare da non dimenticare, in questi luoghi si arrivava grazie alla solerte azione delle forze dell'ordine repubblichine e alle delazioni dei "buoni" concittadini, molti, troppi in rapporto ai pochi "giusti" che hanno salvato numerosi concittadini ebrei.
Quando si è parlato poi della avventurosa fuga della famiglia Parenzo in Svizzera, si sono fatte strada interessanti analogie con la situazione dei profughi odierni. La civilissima e pacifica Svizzera osservava, sebbene a tratti, la politica dei respingimenti: troppe presenze estranee probabilmente avrebbero messo in crisi la tranquillità e il relativo benessere elvetico, ma l'alternativa poteva essere, e lo fu per molti, lo sterminio.
I cultori contemporanei dei respingimenti non dovrebbero far altro che meditare e non lucrare sulle legittime paure delle persone.
Ma, si sa, la storia poco o nulla insegna e quasi nessuno capisce che quanto vede per adesso sugli schermi televisivi, un giorno potrebbe osservarlo dal balcone di casa.
I cultori contemporanei dei respingimenti non dovrebbero far altro che meditare e non lucrare sulle legittime paure delle persone.
Ma, si sa, la storia poco o nulla insegna e quasi nessuno capisce che quanto vede per adesso sugli schermi televisivi, un giorno potrebbe osservarlo dal balcone di casa.
La discussione e la riflessione su questi e altri temi analoghi ha inchiodato per oltre un'ora di dibattito i partecipanti, che, seppur pochi, ne sono usciti soddisfatti e arricchiti.
domenica 31 gennaio 2016
Vanzini a Rubano
Grande successo di Storia e Vita a Rubano
Prevedibile il grande successo della manifestazione promossa da Storia e Vita per il giorno della memoria: i testimoni, specie quelli portatori di grandi e profondi valori, come Enrico Vanzini, attirano sempre molte persone, desiderose di conoscere e di approfondire.
Così è successo a Rubano il 27 gennaio in Auditorium, quando molte persone, superato il numero massimo di presenze possibili, sono rimaste fuori dalla porta.
All'interno Enrico Vanzini, amorevolmente e professionalmente sostenuto e stimolato da Roberto Brumat, ha affascinato il pubblico con una chiacchierata a tutto campo, rivolta ai ricordi, ma anche alla costruzione del futuro.
E dire che si trattava di una giornata del tutto particolare per lui: la mattina alle 10 in diretta a Roma per Uno Mattina, la sera a Rubano e il giorno successivo in una scuola. Possiamo chiamare "grande vecchio" un giovanotto novantaquattrenne così lucido e attivo?
Vanzini ha stupito sicuramente, ma ha stupito anche il pubblico rubanese che il giorno dopo si è ripresentato in massa all'incontro con Simona Atzori, rimanendo ancora una volta, almeno in parte, fuori dalla porta.
Adesso attendiamo il grande e caloroso pubblico rubanese venerdì prossimo per l'incontro con i profughi e gli esuli di tutte le epoche, ben consapevoli che si tratta di un tema e di un approccio che farà molto discutere.
Adesso attendiamo il grande e caloroso pubblico rubanese venerdì prossimo per l'incontro con i profughi e gli esuli di tutte le epoche, ben consapevoli che si tratta di un tema e di un approccio che farà molto discutere.
sabato 30 gennaio 2016
Giorno del Ricordo a Vigodarzere
Con Vigodarzere la collaborazione inizia con la celebrazione della giornata del Ricordo, affidata a Sergio Basalisco, esule istriano, di cui potrete leggere un'anticipazione in questo link.
La testimonianza sarà accompagnata da una sintetica illustrazione della situazione politica e militare dell'epoca in Istria.
Ulteriori notizie sulla giornata del Ricordo nel link: Un pezzo di storia italiana, rimosso per troppi anni
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