Presentazione del libro della prof.ssa Maria Ballarin, vice presidente dell'ANVGD.
Associazione di promozione sociale - I testimoni raccontano, musica, autori e altro ancora
mercoledì 4 marzo 2015
Il confine orientale
Il trattato di pace del 10 febbraio 1947
Presentazione del libro della prof.ssa Maria Ballarin, vice presidente dell'ANVGD.
La prof.ssa Ballarin, in un convegno organizzato dalla direzione scolastica del Friuli
Presentazione del libro della prof.ssa Maria Ballarin, vice presidente dell'ANVGD.
martedì 3 marzo 2015
Egildo Moro, un partigiano di Mestrino
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| Il partigiano Romo |
Egildo Moro, partigiano combattente
Così ha voluto essere ricordato sulla pietra tombale, che si è chiusa su di lui oggi, al termine di una breve e significativa cerimonia civile.
Compagni, amici e studiosi ne hanno ricordato la figura di combattente, capace di assumersi pesanti e delicate responsabilità, ma di indole modesta e riservata, che ne ha fatto un uomo senza alcuna tentazione di primeggiare o di "apparire".
Particolarmente toccante la testimonianza di un amico e compagno combattente, che ha sottolineato il tradimento attuale degli ideali della resistenza, trasferiti nella carta Costituzionale, che adesso si vuole stravolgere. "Se potessero risorgere tutti i morti per la libertà, come gli spiegheremmo che il loro sacrificio è stato inutile? come giustificheremmo i nostri errori, le nostre incertezze e le nostre debolezze del dopo resistenza?"
Le parole di Bella ciao lo hanno accompagnato negli ultimi metri.
Note biografiche (da anpimirano.it)
Egildo Moro “Romo”, nato nel 1922, partigiano combattente della Brigata Gramsci sulle Vette Feltrine, vicecomandante di Paride Brunetti “Bruno”, ci ha lasciato il 28 febbraio.
Romo fu uno dei primi ad aderire al movimento partigiano. Partito da Padova dopo l’8 settembre del 1943, aderì subito al gruppo “Luigi Boscarin” in Val Mesaz. Durante i 20 mesi della guerra di Liberazione partecipò alle azioni con diverse brigate, sempre con ruoli di organizzazione interna e di combattente in prima linea.
Romo è stato sempre coerente con le idee, gli obbiettivi e le speranze della Resistenza e fino all’ultimo ha ribadito che rifarebbe le stesse scelte di vita.
Nel dopoguerra, quando iniziò la persecuzione nei confronti dei compagni partigiani, Romo è stato un punto di riferimento per i fuoriusciti nei paesi dell’est. Ciò è testimoniato dall’attestato rilasciatogli da Arrigo Boldrini “Bulow” nel 1984:
“L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI conferisce il diploma di benemerenza a Egildo Moro in riconoscimento della preziosa opera di solidarietà svolta a favore dei partigiani perseguitati negli anni del dopoguerra per fatti connessi con la lotta di Liberazione Nazionale. Il Presidente Arrigo Boldrini”
L’ultimo desiderio di Romo è quello di voler essere ricordato come “Partigiano Combattente”.
domenica 1 marzo 2015
L'otto marzo- l'otto d'ogni mese
La nostra Associazione come da Statuto collabora con altre associazioni, con istituzioni e parrocchie, rispondendo alle esigenze culturali del territorio, per tenere vivi i valori della Memoria, della Resistenza, dell’antifascismo, della legalità e della Costituzione. Tra i suoi scopi anche la diffusione della cultura musicale.
In questa occasione proponiamo una particolare offerta musicale costituita da musiche scritte da donne.
Alla musica si alterneranno voci di donne che operano per le donne, e non solo, nella difficile realtà padovana...
mercoledì 25 febbraio 2015
Corso di scrittura, terzo livello
Inizia giovedì 5 marzo alle ore 20.45 la terza parte del corso di scrittura narrativa tenuto dal prof. Angelo Ferrarini.
Il corso ha come titolo: Viaggi, Sogni, Desideri. Raccontiamo in diretta della vita, rivestendo di parole le sembianze dell'esistenza.
Per l'iscrizione a questo terzo e ultimo livello non è necessario aver partecipato ai corsi precedenti.
Per i costi e maggiori informazioni scrivere ad uno dei nostri indirizzi
(paolomenallo@libero.it
storiaevita2015@gmail.com)
o telefonare al 340/2651480.
sabato 21 febbraio 2015
La pietra scartata, squarci di luce.
LA PIETRA SCARTATA
Squarci di luce. Vedere, sentire, toccare
Venerdì 27 febbraio 2015 ore 20.45
Teatro dell'Opsa, Via della Provvidenza_68 - Sarmeola di Rubano (PD)
Ingresso libero
Venerdì 27 febbraio alle ore 20.45 torna LA PIETRA SCARTATA, una serata di immagini, musica e parole al Teatro dell'Opsa di Sarmeola di Rubano a Padova.
Gli ospiti saranno MARIAPIA BONANATE, giornalista e scrittrice eFELICE TAGLIAFERRI, scultore non vedente, autore della scultura "Il Cristo RiVelato", e Giovanna Lubjan, musicista. Il Cristo RiVelato sarà esposto alla Chiesa dell’Opsa dal 18 febbraio al 22 marzo.
Ogni anno La Pietra Scartata, giunta alla sua sesta edizione, propone delle testimonianze di chi ha fatto la scelta di trasformare la propria debolezza o le proprie fragilità in occasione di riscatto, di miglioramento di sé e, in definitiva, di rafforzamento della coesione attraverso la diffusione della solidarietà. Il tema di quest’anno èSQUARCI DI LUCE. Vedere, sentire, toccare ed è strettamente legato alla storia dei due protagonisti.
MARIAPIA BONANATE da sei anni assiste in casa il marito colpito dalla sindrome di Locked-on, una forma di coma che al più consente un'ombra di coscienza e un minimo di comunicazione attraverso il battito delle ciglia. "All'inizio ho conosciuto la disperazione", scrive Mariapia nel volume Io sono qui (Mondadori 2012). “Un giorno”, grazie anche alla riscoperta del Diario di Etty Hillesum , una ragazza olandese, morta ad Auschwitz nel 1943, “la disperazione ha cominciato a retrocedere di fronte alla percezione di un amore di un tipo nuovo, e fortissimo. È nata attorno a mio marito una sorta di comunità. E io ho cominciato a vedere delle cose che prima non vedevo a cogliere lampi di luce nel buio della malattia”.
Accanto a Mariapia, FELICE TAGLIAFERRI. Da sempre impegnato con il suo lavoro e le sue opere per un'arte senza barriere, l'Artista è cieco dall’età di 14 anni ed è il primo scultore non vedente a dirigere una scuola d’arte plastica. L'idea dell’Opera IL CRISTO RIVELATO una scultura in marmo che misura 180x80x50, nasce durante una visita di Felice Tagliaferri a Napoli, quando all'artista non venne consentito di toccare la celebre scultura di Giuseppe Sanmartino, esposta nella Cappella Sansevero. Tagliaferri, che da anni si batte affinché l'arte sia accessibile a tutti secondo le proprie possibilità, ha perciò pensato di proporre una sua versione dell'opera che sia disponibile alla fruizione tattile. Il suo motto è DIVIETO DI NON TOCCARE.
La statua del Cristo Rivelato potrà essere visitata ogni giorno dal 18 febbraio al 22 marzo alla Chiesa dell’Opsa, Via della Provvidenza 68–Sarmeola di Rubano (PD) dalle 12.00 alle 15.00 e dalle 17.30 alle 19.00.
Per visite di gruppo o per usufruire di una visita guidata, anche in un orario diverso, è necessaria la prenotazione al numero 340 7559467.
Per visite di gruppo o per usufruire di una visita guidata, anche in un orario diverso, è necessaria la prenotazione al numero 340 7559467.
Sono previsti dei laboratori di scultura dal 22 al 26 febbraio con Felice Tagliaferri. 16 ore di laboratorio pratico-esperienziale per gruppi di max 20 persone. Orario: 9-13 /14-18. Sede: Opsa, Sarmeola di Rubano.
Destinatari: Educatori, operatori,insegnanti, animatori, catechisti,volontari. I laboratori sono gratuiti.
INFORMAZIONI e ISCRIZIONI: Marta Michelotto, 334669500 / area.educativa@operadellaprovvidenza.it
La serata è organizzata da
Atantemani, Fondazione Fontana onlus, Ufficio Diocesano di Pastorale della Missione, Opsa, Uildm Padova onlus,
in collaborazione con
martedì 17 febbraio 2015
Vanzini a Mestrino, immagini
Enrico Vanzini: un uomo fuori dal comune
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| Vanzini accolto da don Sergio |
| Una breve presentazione |
Katalin Gajdos al flauto
e Luisa Favaro alla tastiera
| Il pubblico di tutte le età |
Roberto Brumat presenta Enrico Vanzini
Dopo la proiezione, un flusso inarrestabile di ricordi, emozioni...insegnamenti:
lunedì 16 febbraio 2015
Enrico Vanzini a Mestrino
Un uomo fuori dal comune
Poteva esserci mio padre, quasi suo coetaneo, al posto di Enrico Vanzini, colto dall'otto settembre in Grecia, spedito dai tedeschi in un campo di lavori forzati, fuggito, condannato a morte e poi inviato nel campo di sterminio di Dachau, da cui è tornato vivo.
Mio padre, invece, apparteneva ad un reggimento di universitari, dove, accanto a lui, erano inquadrati molti figli di gerarchi fascisti: il suo reggimento fu mandato in giro per l'Italia per interminabili esercitazioni e addestramenti (per lo più lunghissime marce), evitando così la Grecia, l'Albania e soprattutto la Russia.
L'otto settembre lo colse in fuga dalle truppe anglo americane, sbarcate a Gela il precedente 11 luglio.
Due storie diverse, ma che avrebbero potuto facilmente intrecciarsi, se l'Italia, anche allora non fosse stata il paese delle raccomandazioni e dei favoritismi.
Tornando a Enrico Vanzini e al suo incontro con i cittadini di Mestrino, grande la soddisfazione di aver visto ancora una volta un pubblico numerosissimo e dalla composizione molto varia, attento e partecipe. Gli sforzi dell'Associazione sono stati ampiamente ripagati e, soprattutto, è stato smentito il cliché del paese dormiente e rassegnato.
Chi c'era ha vissuto momenti di emozione, di consapevolezza, ma anche di conforto, donati da Vanzini, che, accompagnato (ma non sorretto!) da Roberto Brumat, ha dato una lezione di vita, di coraggio e di fermezza semplice, ma determinata. Ha mostrato una fragilità che paradossalmente evocava forza ed energia vitale e non debolezza.
I credenti vi hanno visto anche una lezione di fede, io vi ho visto la forza dell'umanità che si piega ma non si annulla.
A differenza di altri sopravvissuti e di quanto hanno scritto in numerosi altri sopravvissuti come Primo Levi, Vanzini, pur evocando anch'egli scenari apocalittici e inimmaginabili, ha regalato al pubblico elementi di speranza. Ha infatti raccontato come tra gli orrori a cui ha assistito e partecipato suo malgrado, ogni tanto spuntassero dei fiori profumati di fratellanza e di solidarietà umana, rarissimi in quei luoghi, ma in cui lui ha avuto l'inspiegabile fortuna di imbattersi.
Particolarmente toccante il racconto finale dell'anziana donna tedesca che tenta di passargli un pezzo di pane nero e per questo viene uccisa dalle SS: un pezzo di pane, racconta Vanzini, che vale più di una reliquia, rappresentando il corpo di un essere umano che si è sacrificato per un altro essere umano.
Parte non secondaria nella serata ha avuto la musica proposta da Katalin Gajdos e Luisa Favaro, come omaggio alla cultura e al popolo ebraico, principale destinatario dello sterminio.
Le parole di Dona Dona sono state la migliore introduzione alla serata: conoscere per non dimenticare, tenere collegati sensi e intelligenza per cogliere ogni elemento di rischi futuri, non illudersi di poter essere non responsabili di quanto ci accade intorno.
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