Il tramonto di Fossoli
Io so cosa vuol dire non tornare.
A traverso il filo spinato
Ho visto il sole scendere e morire;
Ho sentito lacerarmi la carne
Le parole del vecchio poeta:
«Possono i soli cadere e tornare:
A noi, quando la breve luce è spenta,
Una notte infinita è da dormire»
A traverso il filo spinato
Ho visto il sole scendere e morire;
Ho sentito lacerarmi la carne
Le parole del vecchio poeta:
«Possono i soli cadere e tornare:
A noi, quando la breve luce è spenta,
Una notte infinita è da dormire»
(P. Levi - 7 febbraio '46)
La vita del campo di Fossoli ha molteplici e contraddittori
aspetti.
Dapprima campo di concentramento fascista per prigionieri di
guerra (luglio ’42 - 8 settembre ’43), Fossoli divenne campo di
raccolta degli ebrei italiani gestito dai repubblichini (dicembre ’43 - 15 marzo
’44). Ma già nel febbraio del ’44 i
nazisti avevano iniziato a far partire da Fossoli i primi convogli per
Auschwitz: in uno di essi vi era Primo
Levi.
Dal 15 dicembre del ’44 il cosiddetto Campo Nuovo viene
gestito direttamente dai Tedeschi sino al 1 agosto del ’44 quando il campo vecchio viene chiuso,
mentre il “nuovo” come centro di smistamento degli ebrei viene trasferito a
Gries (Bolzano) a causa dell'avvicinarsi del fronte.
Nel frattempo da Fossoli erano partiti almeno 12 convogli di
ebrei, destinati ad Auschwitz e a Bergen Belsen, e 4 di deportati politici destinati
principalmente a Mauthausen. Qui i dettagli
Da Fossoli sono passati 2884 ebrei italiani e altrettanti
prigionieri. Alcuni divenuti famosi come
Primo Levi, altri allora bambini e anonimi come Piero Terracina, divenuto instancabile testimone e recentemente scomparso.
Da Fossoli passò anche Gilberto Salmoni (in foto) reduce da Buchenwald
che abbiamo conosciuto l’anno scorso a Rubano per il giorno della memoria.
Dall’agosto al novembre del ’44 il Campo Nuovo viene
destinato a raccolta di mano d’opera italiana da utilizzare in modo coatto in
Germania.
Nel dopoguerra dal settembre ’45 al luglio del ‘47 il campo
nuovo viene utilizzato come centro di raccolta per fascisti in via di
epurazione, per profughi stranieri irregolari, per ebrei sopravvissuti alla
shoah, in prevalenza minori, in attesa del visto per gli USA o per
Israele. Vedi anche: Fossoli e gli stranieri indesiderabili.
Pochissimi ricordano poi che dal 1947 all’agosto del 1952 il
campo nuovo divenne la sede della comunità di Nomadelfia (dove la fraternità è legge) di don Zeno Saltini.
E, infine, dal luglio del 1954 sino alla data incredibile
del marzo 1970 (dopo 25 anni dalla fine della guerra!) Fossoli divenuto ormai
Villaggio san Marco ospita gli esuli giuliano-dalmati.
Ben sei diverse utilizzazioni: uno spaccato di storia del
ventesimo secolo concentrato in pochi ettari!
Tutto questo sarà approfondito, accompagnato da testimonianze di chi da Fossoli vi passò, da Marzia Luppi, direttrice della Fondazione Fossoli (venerdì 7 febbraio) mentre il venerdì successivo Roberta Mira, storica e ricercatrice, si soffermerà sulle vicende del confine orientale e sull'esodo istriano-dalmata.
Da sfondo ai due incontri una estesa mostra fotografica di Lucia Castelli, che a Fossoli visse, bambina, per dieci anni:
"ITALIANI D'ISTRIA. CHI PARTI' E CHI RIMASE."
"ITALIANI D'ISTRIA. CHI PARTI' E CHI RIMASE."
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