mercoledì 24 dicembre 2014

Nardò e Assisi, città medaglia d'oro


A riprova di quanto riportato nei precedenti articoli riguardanti gli ebrei nel Salento (1  e 2), il 27 gennaio del 2005, la città di Nardò è stata insignita della medaglia d'oro al merito civile con la seguente motivazione:

“Negli anni tra il 1943 ed il 1947, il Comune di Nardò, al fine di fornire la necessaria assistenza in favore degli ebrei liberati dai campi di sterminio, in viaggio verso il nascente Stato di Israele, dava vita, nel proprio territorio, ad un centro di esemplare efficienza. La popolazione tutta, nel solco della tolleranza religiosa e culturale, collaborava a questa generosa azione posta in essere per alleviare le sofferenze degli esuli, e, nell'offrire strutture per consentire loro di professare liberamente la propria religione, dava prova dei più elevati sentimenti di solidarietà umana e di elette virtù civiche.”
IL GONFALONE DELLA CITTA' E' STATO INSIGNITO DEL MASSIMO RICONOSCIMENTO IL 25 APRILE 2005, IN OCCASIONE DEL SESSANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE, A PALAZZO DEL QUIRINALE
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Nardò condivide l'onore della medaglia d'oro al merito civile con la città di Assisi, alla quale la medesima onorificenza è stata conferita, oltre che per altre motivazioni, anche per gli atti umanitari volti alla salvezza degli ebrei perseguitati. 
Uno dei personaggi che più si impegnò in quest'opera di salvataggio fu Gino Bartali, che portava da Assisi a Firenze i documenti falsi per gli ebrei, nascosti nella canna della bicicletta. Al grande ciclista, per questi atti di coraggio sarà prossimamente riconosciuto il titolo di giusto delle Nazioni, già conferito al vescovo Nicolini, al suo collaboratore Brunacci, al frate Niccacci e ai fratelli Brizi, i tipografi artefici delle falsificazioni dei documenti. 

Ebrei nel Salento, 2







Storia di un rapporto

secolare e contrastato










La foto in alto riproduce uno dei 3 murales lasciati a santa Maria al bagno, località marina in comune di Nardò, dagli ebrei ospiti del centro di accoglienza aperto dagli inglesi nella cittadina salentina nel 1943 e rimasto operativo sino al 1947. 

In realtà i primi ad arrivare, alla fine del dicembre del 1943 furono gli slavi, ebrei e non, profughi dai paesi balcani, che presto, a parte gli ebrei, rientrarono in patria, man mano che i loro paesi venivano liberati dagli alleati. Gli ebrei, invece rimasero e altri, questa volta in gran numero ne arrivarono dopo il 1945, quando furono aperti i campi di sterminio dell'Europa orientale e liberati i sopravvissuti. Il numero massimo di ospiti sarà di 4000 unità.
I nuovi arrivati erano molto diversi dai precedenti; erano tristi, non c'erano famiglie complete, non c'erano bambini, nè vecchi: erano i sopravvissuti dai lager nazisti. Così i neretini scoprirono che quello che si era verificato 400 anni prima nelle loro terre e che forse loro stessi non conoscevano, si era riproposto, con l'aggravante di particolari scientificamente agghiaccianti nel loro secolo. 
L'arrivo al centro di accoglienza
Santa Maria al bagno all'epoca dei fatti


Lo apprendevano dai racconti dei loro ospiti, che lentamente, vincendo l'angoscia e la reticenza di chi ha visto gli orrori più incredibili, iniziavano a raccontare. E qui si ripropose in maniera vistosa e inimmaginabile, dopo le inevitabili tensioni dei primi tempi, la forma mentis delle popolazioni salentine: l'ebreo, da ospite indesiderato, diviene ospite privilegiato, si fraternizza, si passa il tempo assieme. 



Torneo di calcio "misto"

Poi iniziano ad arrivare gli ebrei che da tutta l'Europa aderiscono al movimento sionista e che cercano di dirigersi verso la Terra Promessa, osteggiati dagli inglesi, allora filoarabi.
Ecco che così da Nardò, da Taranto, da Brindisi passa un altro pezzo di storia destinato a condizionare il ventesimo secolo e l'attuale. Il murale riprodotto in alto, infatti, rappresenta i campi circondati da filo spinato dell'Europa centro orientale, la salvezza nell'Italia meridionale e da li il fiume umano che attraversa il mare per giungere alla Terra Promessa.


Santa Maria al bagno oggi
Il post precedente: ebrei nel Salento, 1

Ebrei nel Salento, 1





Storia di un rapporto

secolare e contrastato








Forse non tutti sanno che a Nardò si trova un museo della Memoria e dell'Accoglienza, inaugurato nel 2009. Ma la storia inizia da lontano e vale la pena di ripercorrerla sia pure per sommi capi.
Sino al 1540 la terra d'Otranto, così come Taranto, Ostuni, Oria, Lecce, Copertino, Gallipoli era abitata da una numerosa colonia ebrea. 
Una di queste viveva a Nardò che nella sua lunga storia ha avuto diversi punti di incontro e di scontro con la comunità ebraica. Il primo risale al 1500, quando Nardò veniva descritta dagli storici come un centro di approvvigionamento di tutte le città salentine e dei comuni rurali; Nardò era, infatti, centro di produzione di libri, di grano, di vino, di carne, di pesce di frutta e ortaggi e di tutti gli altri generi necessari e godeva, allora come adesso dei due sbocchi al mare: san Cesareo e santa Maria al Bagno. 

Nel "Pittagio" San Paolo, dove erano concentrati gli ordini produttivi e più umili della città, con un'ampia presenza di semplici domus, apothecae e cellaria, orti e giardini, si trovava anche una fiorente colonia ebraica, definita la "Iudecca" o "Iudayca" dai documenti dell'epoca. Questa comunità era organizzata con un proprio luogo di culto e nel 1469 contava 50 famiglie. Ulteriori testimonianze sulla Colonia ebraica sono fornite da un atto riguardante l'inventario dei beni immobili dell'ospedale di S. Caterina in Galatina e la descrizione del feudo delle Cenate, in cui si fa menzione di un certo Acheiron de la Phisica, "Ebreo di Nardo'", proprietario di terreni confinanti con il casale di Agnano.
Nel 1465 il vescovo de Pennis ricorre contro il demanio regio per il recupero della giurisdizione sulla colonia ebraica, ciò suffraga l'ipotesi di una consistente comunità. 
Prima della fine del secolo, sembra che gli ebrei neritini, abbiano "subito anche la confisca dei beni" come si desume da un documento del  dicembre del 1501. Anche a Nardò, come già a Lecce la sinagoga venne convertita in tempio cristiano.
Una prima espulsione  avvenne nel 1510, ad opera del vicerè Raimondo di Cardona, che poi fu costretto a decretare un loro parziale ritorno a causa di necessità economiche, mentre quella definitiva avvenne nel 1540 ad opera del vicerè don Pedro da Toledo che così la giustificò: "divoravano coll'usure le sostanze dei poveri".
E' bene fare attenzione alle motivazioni, che maledettamente ricorreranno anche in tempi successivi e a noi vicinissimi.
Allora, come per altro secoli dopo, la caccia all'ebreo era uno sport molto diffuso nelle civilissime contrade europee, dalla Spagna, che aveva cacciato gli ebrei già dal 1492,  a Nardò, che tutto sommato dipendeva dalla casa madre. 
Passeranno più di 400 anni e Nardò, a causa dell'irrisolta questione ebraica, avrà un nuovo contatto con questa comunità. (segue)

martedì 23 dicembre 2014

Giornata della memoria, giorno del ricordo, 1






27 gennaio -10 febbraio












"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare."

Niente di più adeguato per questa giornata della classica citazione di Brecht. La necessità di una continua “manutenzione” della coscienza civile non è mai stata così impellente come in questi tempi di superficialità, disinteresse alla politica, oblio del bene comune, slogan gridati, raccolti superficialmente da facebook e rilanciati nel web, cliccati da centinaia di “amici”, che non si curano talvolta di verificarne la provenienza e la veridicità.
Si, in effetti, il rito quotidiano della visita di quello smisurato bar Sport che è facebook induce  al pessimismo: amici di “orientamento cattolico”, persone attive e impegnate nel volontariato rilanciano i più biechi slogan fascisti e leghisti sugli stranieri.
L’illusione che noi (italiani) siamo diversi, che siamo buoni e tolleranti e che quindi da noi “non può succedere” si scontra con la realtà dei fati storici e con la realtà dei fatti di ogni giorno ai quali molti assistono passivamente, ritenendoli elementi al massimo folkloristici o esagerazioni di pochi esaltati.
L’ignoranza della storia, della nostra storia recente, è abissale: quanti sanno delle violenze fasciste a Trieste contro la maggioranza slovena, dell’incendio della casa della cultura e del teatro sloveno del 1920? Quanti sanno della proibizione di parlare in sloveno e croato, dei cognomi e dei nomi italianizzati all’anagrafe, dei campi di sterminio in Friuli, dei campi di concentramento per sloveni nelle caserme di Chiesanuova? Ovviamente tutto questo nulla toglie alla altrettanto tragica realtà delle foibe, ma nulla va tolto dal piatto dei fatti storici.
Quanti sanno dei 90 ebrei padovani denunciati dai loro concittadini, catturati da italianissimi carabinieri, rinchiusi a villa Venier a Vò e poi avviati ad Auschwitz? Quanti sanno delle stragi coloniali perpetrate dal generale Graziani in Abissinia? Quanti sanno della vita di stenti condotta dai migranti regolari e irregolari? Quanti, insospettabili, ritengono che i Rom e i Sinti, delinquono perché è scritto nel loro DNA e non a causa della miseria e dell’emarginazione?
Quanti usano disinvoltamente parole come “moreto”, “zingaro”, “ebreo”, “terrone”, inconsapevoli della loro micidiale e incontrollabile carica razzista, preludio sommesso di ogni male, di ogni ingiustizia, e poi, inevitabilmente, di ogni atrocità.
Ecco, quindi, la necessità della manutenzione culturale e sociale delle coscienze, della rinascita civile ed etica dei singoli e dell’intera comunità.
 Sicuramente hanno lasciato una traccia di vergogna e gettato semi avvelenati e pericolosi i venti anni di sdoganamento del fascismo, i venti anni di razzismo leghista, per altro sfruttato ad arte da pochi “capi” che alimentano legittime paure del popolo, per mettere le mani sulle amministrazioni, sulle fondazioni, sulle banche sulle ULS e per altri vizi più personali e meno confessabili; e ancora peggio hanno fatto i venti anni di berlusconismo amorale, i venti anni di favolette e di incultura, di servi sciocchi, di servette (la Mussolini le definisce vaiasse) ben dotate, salite in parlamento. Come conclusione, lo sdoganamento di Casa Pound da parte di un illuminato modernista come Grillo getta nello sconforto più assoluto

venerdì 12 dicembre 2014

Concerto di Natale 2014, anticipazioni dal programma



In programma brani di  de Boismortier, Quantz, Bach, Haydn.
Di questi due ultimi compositori ecco un'anticipazione delle musiche che verranno eseguite questa sera.




     "Dolce conforto, il mio Gesù viene", aria dalla cantata BMW 151 



Il trio Hob XV n.17 di Haydn nella versione con pianoforte

martedì 25 novembre 2014

Scrittura in carcere



Un maestro in carcere





Il maestro di scrittura dei corsi di Storia e Vita è finito anche in carcere: da ieri sera, sino a venerdì, le sue sapienti annotazioni alle voci dei detenuti su Radio 3, alle 19.45.


domenica 23 novembre 2014

L'altro sport, serata conclusiva



I campioni di ieri, di oggi e di domani...








Atmosfera raccolta, quasi come una chiacchierata tra amici, ma una forte tensione etica ed emotiva nei racconti dei protagonisti della serata di ieri a Mestrino, dedicata ai cosiddetti "sport minori" e condotta con mano esperta ed affettuosa da Remo Breda.



In apertura Andrea Moretti, allenatore del Petrarca, ha illustrato la sua visione del rugby, ma soprattutto la sua visione dello sport come educazione e introduzione alla vita. Nel suo discorso, affrontato con parole semplici ma profonde, i temi dell'impegno, del sacrificio, del rispetto degli altri, del rispetto delle regole, del valore della scuola sono stati ricorrenti.
Sembrava proprio di essere su un altro pianeta: se anche solo una parte di questi atteggiamenti potesse essere diffuso e messo in pratica da tutti, la nostra bella Italia sarebbe prima tra tutti e non solo nello sport. 

Magistrali le note sull'etica del rugby: chi è più forte vince sempre, non si può barare, nè contare sulla fortuna, ma l'avversario va sempre affrontato, per apprendere dagli errori!

Poche parole,  dirette e semplici, che valgono quanto un intero corso di etica o di educazione civica o, come si chiama adesso, di convivenza civile.


Maurizio Milanetto, con la riservatezza e la modestia del grande campione della seconda signora dello sport, la ginnastica artistica, ha raccontato la sua durissima ma esaltante esperienza. Da ragazzo, costretto ad andare lontano dalla famiglia per raggiungere i livelli più elevati e poi la sua esperienza di formatore sportivo, che mai ha voluto servirsi dei propri allievi per dare luce ad una sua seconda vita da allenatore. 

La ginnastica -ha affermato- al contrario del rugby, che a detta di Moretti, è uno sport per tutti, è invece uno sport per pochi, anzi pochissimi. Inutile sacrificare dei ragazzi ad una vita di fatica e di rinunce se non si intravedono delle qualità veramente particolari. Ma...dopo una vita in palestra, gli è capitata l'eccezione su cui vale la pena lavorare e su questo racconto, si è leggermente commosso. Sicuramente di questa promessa della ginnastica, che adesso ha solo 11 anni, sentiremo parlare a breve...

Giorgio Sbrocco ha poi presentato il suo lavoro letterario, "Il diario ovale", che altro non è altro che un atto d'amore nei confronti del rugby e dello sport genuino in generale. Un rugby raccontato come esperienza di vita e come paradigma della società: parafrasando Moretti, un libro  per tutti e non solo per addetti ai lavori.
Abilissimo dissacratore, ad una domanda del pubblico sul comportamento dei genitori spettatori del rugby, Sbrocco senza mezze misure ha affermato che sono uguali a quelli del calcio...


Paolo Moretti e  Francesco Bolla,  in rappresentanza di tutta la pallamano di Mestrino, hanno illustrato le difficoltà di uno sport tra i più praticati al mondo e misconosciuto in Italia. Nonostante questo, a  Mestrino la squadra femminile ha raggiunto i massimi livelli nazionali, due anni fa è stato organizzato in paese un torneo internazionale. In chiusura Moretti ha annunciato che il presidente del CONI,  Giovanni Malagò, per la sua prossima visita in Veneto li ha invitati ad una conferenza stampa congiunta.

La polemica, innescata da un breve intervento di Sbrocco sull'assenza dello sport dalle scuole, è stata ripresa dall'intervento di un dirigente del Petrarca che ha ulteriormente sottolineato come la scuola oltre a non accogliere lo sport al suo interno, ne scoraggia la pratica anche all'esterno, non mostrando comprensione verso gli atleti impegnati spesso in competizioni nazionali e internazionali.



Posizione confermata anche da Eloisa Passaro, la diciassettenne
campionessa di sciabola, che si è fermata anch'essa sulle difficoltà causatale dalla scuola. Ma il suo discorso, sotto le sapienti sollecitazioni di Remo Breda,  non si è certo fermato a questo: i risultati raggiunti, il gusto e l'adrenalina della competizione, la ricerca del continuo progresso, valgono sicuramente le mille rinunce, il rigore dell'impegno e la fatica fisica e mentale. 

Per concludere, grande successo della richiesta dei libri offerti in vendita. I ricavati del volume "i Vincenti" finanzieranno, per inciso, il proseguimento della fantastica avventura del rugby in carrozzina, introdotto in Italia da Alvise de Vidi.