mercoledì 24 dicembre 2014

Giornata della memoria 2014


Hanna Arendt



    

        La banalità del male







""Quel che ora penso veramente è che il male non è mai 'radicale', ma soltanto estremo, e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso 'sfida' come ho detto, il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua 'banalità'. Solo il bene è profondo e può essere radicale.""



Nel 1961 Hannah Arendt seguì le 120 sedute del processo Eichmann Eichmann, il criminale nazista che , aveva coordinato l'organizzazione dei trasferimenti degli ebrei verso i vari campi di concentramento e di sterminio. Nel maggio 1960 era stato catturato in Argentina, dove si era rifugiato, da agenti israeliani e portato a Gerusalemme. Processato da un tribunale israeliano, nella sua difesa tenne a precisare che, in fondo, si era occupato "soltanto di trasporti". Fu condannato a morte mediante impiccagione e la sentenza fu eseguita il 31 maggio del 1962. 
Il resoconto di quel processo e le considerazioni che lo concludevano furono pubblicate su una e poi riunite nel 1963 nel libro "La banalità del male" 
Nel libro la Arendt analizza i modi in cui la facoltà di pensare può evitare le azioni malvagie. 
Sostiene che "le azioni commesse dai nazisti erano mostruose, ma chi le faceva era pressoché normale, né demoniaco né mostruoso". 
L'immagine di Eichmann sembra essere quella di un uomo comune, caratterizzato dalla sua superficialità e mediocrità che lasciano stupiti se si pensa all'enormità del male commesso.
Ciò che la Arendt scorge in Eichmann non é neppure stupidità ma qualcosa di completamente negativo: l'incapacità di pensare. 

In un altro testo (L'origine del totalitarismo) la Arendt si domanda come sia stato possibile che solo poche persone non abbiano aderito al regime nazista e in più si chiede come abbiano fatto queste poche a resistere, malgrado le coercizioni e i terribili rischi.
A tale domanda risponde in maniera semplice: i non partecipanti, chiamati irresponsabili dalla maggioranza, sono gli unici che osano essere "giudicati da loro stessi"; e sono capaci di farlo non perché posseggano un miglior sistema di valori o perché i vecchi standard di "giusto e sbagliato" siano fermamente radicati nella loro mente e nella loro coscienza, ma perché essi si domandano fino a che punto essi sarebbero capaci di vivere in pace con loro stessi dopo aver commesso certe azioni.

 Questa capacità non necessita di una elevata intelligenza ma semplicemente dell'abitudine a vivere insieme, e in particolare con se stessi,  occupati in un dialogo silenzioso tra io e io, che da Socrate in poi è stato chiamato "pensare". 
L'incapacità di pensare non è stupidità: può essere presente nelle persone più intelligenti e la malvagità non è la sua causa, ma è necessaria per causare grande male. 
Dunque l'uso del pensiero previene il male. La capacità di pensare ha  la potenzialità di mettere l'uomo di fronte ad un quadro bianco senza bene o male, senza giusto o sbagliato, ma semplicemente attivando in lui la condizione per stabilire un dialogo con se stesso e permettendogli dunque di elaborare un giudizio circa tali eventi. 

Giornata della memoria 2014


Disegno di Helga Weissova

Storia e vita

Continua con questo post la serie di articoli sulla questione ebraica e in particolare sulle vicende della shoah, alla quale l'associazione Storia e vita,  recentemente sorta a Mestrino,  dedicherà una importante serata, il 24 gennaio prossimi, attraverso la prima di una serie di testimonianze di vita vissuta, in questo caso di un reduce da Auschwitz. 
Questo post presenta una scheda riassuntiva utile per gli studenti, ma anche punto di partenza per ulteriori approfondimenti


Glossario e notizie storiche.


Il 27 gennaio è la data in cui, nel 1945, il più grande campo di sterminio nazista, Auschwitz -Birkenau, fu liberato dalle truppe sovietiche . 
Il 27 gennaio  in ricordo della Shoah, cioè dell'annientamento del popolo ebraico, è celebrato dagli stati membri dell'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1 novembre 2005.
Il giorno della memoria.In Italia gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 definiscono così le finalità e le celebrazioni del Giorno della Memoria:
Art. 1.« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
Art. 2. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.»

 Antisemitismo L' antisemitismo è il pregiudizio, l' odio e la discriminazione contro gli Ebrei. La persona che fa proprio questo pregiudizio e odio ed esercita questa discriminazione è detta antisemita. 
Il termine è stato coniato alla fine del XIX secolo in Germania da Wilhelm Marr e sebbene il termine semita non indichi solo il popolo ebreo, ma una più ampia famiglia di popoli, la parola fu introdotta al posto del termine tedesco Judenhass (odio per gli ebrei) e con questo significato è tuttora utilizzata.

Persecuzione degli ebrei. 
La persecuzione degli ebrei risale a tempi molto antichi ed è stata ed è un fenomeno ricorrente nella storia del mondo occidentale e dell'Europa in modo particolare.

Lo storico J.Chanes ha individuato sei stadi nell'evoluzione storica dell'antisemitismo :
1. Anti-giudaismo nell'antica Grecia e Roma che fu essenzialmente di natura etnica
2. Antisemitismo cristiano nell'antichità e nel Medioevo che fu di natura religiosa e è durato fino ai tempi moderni.
3. Antisemitismo politico, sociale ed economico dell'Europa del Settecento che preparò il terreno per l'antisemitismo razzista 
4. Tra la fine dell'Ottocento e il Novecento l'antisemitismo ha assunto i caratteri del razzismo e ha avuto la sua massima e terribile realizzazione nel nazismo immediatamente prima e nel corso della Seconda Guerra Mondiale.
5. Antisemitismo contemporaneo che è stato chiamato Nuovo Antisemitismo

 Shoah: catastrofe.  Il termine ebreo utilizzato per indicare lo sterminio nazista è Shoah, parola biblica che significa: calamità, catastrofe, sventura, disgrazia che colpisce molte persone.
Olocausto. Il termine  viene dal greco holokauston e si riferisce a un sacrificio rituale di animali offerto a un dio in cui tutto (olos) l'animale è bruciato (kaustos). Per centinaia di anni il termine è stato usato per indicare grandi massacri, dal 1960 è utilizzato per riferirsi al sistematico massacro (con il fuoco) degli Ebrei nei campi di concentramento e di sterminio. 
Alcuni studiosi ebrei rifiutano questo termine che rimanda a un sacrificio religioso piuttosto che a un assassinio di massa.
Il termine Soluzione finale della questione ebrea (Endlösung der Judenfrage) venne utilizzato dai nazisti per indicare l'uccisione di milioni di Ebrei da loro realizzata nel corso degli ultimi due anni della Seconda Guerra Mondiale. 
Adolf Eichmann  Otto Adolf Eichmann fu un luogotenente colonello delle SS e uno dei maggiori organizzatori dell'Olocausto. Per le sue capacità organizzative e la sua affidabilità ideologica Eichmann fu incaricato da Reinhard Heydrich di gestire la logistica delle deportazioni di massa degli ebrei verso i campi di sterminio nell'Europa dell'Est occupata dalla Germania.
Al termine della II Guerra Mondiale, con un lasciapassare della Croce Rossa ottenuto fraudolentemente, riuscì a fuggire in Argentina dove visse sotto falsa identità fino al 1960 quando venne catturato dall'intelligence di Israele (Mossad). Condotto in Israele, fu processato e giustiziato tramite impiccagione nel 1962.
Il processo di Eichmann in Gerusalemme davanti alla Corte Distrettuale di Gerusalemme ebbe inizio l'11 Aprile del 1961. Egli fu incriminato di 15 capi di accusa, tra cui crimini contro l'umanità e crimini di guerra, crimini contro il popolo ebreo.
Il processo sollevò in tutto il mondo un grande interesse e dibattito.
Eichmann parlando in sua difesa disse che egli non contestava le accuse che gli venivano rivolte. Per tutta la durata del processo Eichmann ripetè che egli aveva solamente « eseguito degli ordini ». Questa stessa linea difensiva era stata adottata dai nazisti processati a Norimberga.(1945-46). Egli affermò di essere un semplice trasmettitore con poco potere e di non avere mai fatto nulla senza avere ottenuto prima le istruzioni da Hitler o dai suoi superiori.
Dopo 14 settimane di testimonianze, 1.500 documenti, 100 testimoni di accusa e dozzine di deposizioni di difesa il processo terminò il 14 agosto. I giudici si ritirarono per stabilire la sentenza e l'11 dicembre Eichmann fu dichiarato colpevole e condannato a morte. Eichmann si appellò ; il 29 maggio del 1962 la Corte di Appello Criminale rigettò l'appello e stabilì che « Eichmann non ricevette nessun ordine superiore. Egli era il suo stesso superiore e diede tutti gli ordini riguardanti le questioni ebree...la cosiddetta Soluzione Finale non avrebbe mai assunto le infernali forme di pelle scuoiata e carne torturata di milioni di ebrei senza il fanatico zelo e l'inestinguibile sete di sangue dell'appellante e dei suoi associati ».
Eichmann fu impiccato poco prima della mezzanotte del 31 maggio 1962 nella prigione di Ramla in Israele. Il suo corpo fu cremato e le sue ceneri sparse sul Mediterraneo al di là delle acque territoriali ebraiche perchè non ci fosse alcuna possibilità di un suo futuro monumento funebre e nessun paese potesse servire come luogo di ultima pace per lui.

Hanna Arendt e la banalità del male. Hanna Arendt(1906-1975), ebrea tedesca è stata una teorica della politica. Spesso di lei si parla come di una filosofa, ma lei rifiutò questo termine sostenendo che la filosofia riguarda l'uomo, mentre la sua opera riguarda il fatto che « non l'uomo ma gli uomini vivono sulla terra e abitano il mondo ». 
L'opera della Arendt tratta della natura del potere, dell'autorità, dei totalitarismi , di argomenti di politica.
Nel 1941 per sfuggire alle persecuzioni naziste si rifugiò negli Stati Uniti, a New York, alla fine della guerra tornò in Germania dove lavorò per la Youth Aliyah, una organizzazione ebraica che si occupava di salvare i bambini dalle persecuzioni naziste. Nel 1950 è divenuta cittadina americana e ha insegnato in diverse università statunitensi.
Arendt ha teorizzato la libertà come lo spazio comune al quale ciascun uomo porta la sua unicità e « natalità » e crea un valore duraturo.
Tra le sue opere : Le origini del totalitarismo, in cui indaga il comunismo stalinista e il nazismo.
La Arendt,  inviata da The New Yorker a seguire il processo di Eichmann, coniò il termine banalità del male per descrivere Eichmann. In questo testo Arendt solleva la questione se il male sia radicale o una funzione della mancanza di pensiero, la tendenza della gente normale a obbedire agli ordini e conformarsi alla opinione di massa senza una valutazione critica delle conseguenze del proprio agire o del proprio non agire. 
« La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza ma è la capacità di distinguere il giusto dall'ingiusto, il bello dal brutto. E in realtà questo può impedire le catastrofi, almeno per me, nei rari momenti in cui ogni posta è in gioco ».
(H.Arendt, Pensiero e considerazioni morali, in Il liberalismo, p.141, Einaudi Scuola, 2004) 

Campi di concentramento e campi di sterminio. I nazisti distinguevano tra campi di sterminio e campi di concentramento. La distinzione risultò evidente durante i processi di Norimberga, quando a Dieter Wisliceny (un sostituto di Adolf Eichmann) fu chiesto di nominare i campi di sterminio egli disse che Auschwitz e Majdanek erano campi di sterminio mentre Mauthausen, Dachau, e Buchenwald erano normali campi di concentramento secondo quanto stabilito da Eichmann.
I più importanti storici dell'Olocausto individuano sei ex campi di sterminio nazisti tutti nell'area del territorio occupato dai nazisti della Polonia :
Auschwitz II (Auschwitz-Birkenau) Chełmno Belzec Majdane Sobibor Treblinka

Soluzione finale. I nazisti decisero l'avvio della soluzione finale della questione ebrea nella prima metà del 1941.
I primi stermini della Soluzione finale vennero eseguiti dalle SS Schutzstaffel (squadre di protezione). All'inizio le vittime venivano fucilate e buttate in fosse comuni, ma questo sistema venne considerato logisticamente e psicologicamente non efficiente, così verso la fine del 1941 i nazisti costruirono campi specificatamente destinati allo sterminio di massa tramite le camere a gas. I dettagli logistici vennero definiti nella Conferenza di Wannsee del gennzio del 1942 e furono messi in pratica da Adolf Eichmann. 

Vittime nei campi di sterminio

Auschwitz–Birkenau 1,100,000 
Bełżec 600,000 
Chełmno 320,000 
Majdanek 360,000 
Maly Trostenets 65,000 
Sobibor 250,000 
Treblinka 700,000–800,000 
Totale 3,395,000–3,495,0 00 

Revisionismo e negazionismo. Il termine è utilizzato per indicare sia il riesame della conoscenza degli eventi storici da parte degli storici sia la distorsione della memoria storica così che determinati eventi appaiano migliori o peggiori. Quando il revisionismo storico consiste nella negazione di crimini storici è chiamato negazionismo.
Il negazionismo per sostenere le proprie tesi utilizza metodi storici non scientifici e illegittimi: falsificazione di documenti storici, discredito di documenti veritieri, formulazione di conclusioni incoerenti o opposte a testi e fonti note, manipolazione di serie statistiche per supportare il proprio punto di vista, estrapolazione di documenti e informazioni dal loro contesto e loro utilizzo erroneo, traduzioni erronee di testi in altre lingue, paragone tra il crimine storico che si vuole negare con altri crimini per alterare il giudizio morale delle persone sul primo crimine; in quest'ultimo caso si parla  di relativizzazione. 
Esempi di negazionismo sono quello che riguarda l'Olocausto e una parte della storiografia sovietica. Attualmente ci sono gruppi che praticano il negazionismo su Internet. 
Il negazionismo dell'Olocausto è illegale in 17 paesi: Austria, Belgio, Canada, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, Israele, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia e Svizzera

Nardò e Assisi, città medaglia d'oro


A riprova di quanto riportato nei precedenti articoli riguardanti gli ebrei nel Salento (1  e 2), il 27 gennaio del 2005, la città di Nardò è stata insignita della medaglia d'oro al merito civile con la seguente motivazione:

“Negli anni tra il 1943 ed il 1947, il Comune di Nardò, al fine di fornire la necessaria assistenza in favore degli ebrei liberati dai campi di sterminio, in viaggio verso il nascente Stato di Israele, dava vita, nel proprio territorio, ad un centro di esemplare efficienza. La popolazione tutta, nel solco della tolleranza religiosa e culturale, collaborava a questa generosa azione posta in essere per alleviare le sofferenze degli esuli, e, nell'offrire strutture per consentire loro di professare liberamente la propria religione, dava prova dei più elevati sentimenti di solidarietà umana e di elette virtù civiche.”
IL GONFALONE DELLA CITTA' E' STATO INSIGNITO DEL MASSIMO RICONOSCIMENTO IL 25 APRILE 2005, IN OCCASIONE DEL SESSANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE, A PALAZZO DEL QUIRINALE
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Nardò condivide l'onore della medaglia d'oro al merito civile con la città di Assisi, alla quale la medesima onorificenza è stata conferita, oltre che per altre motivazioni, anche per gli atti umanitari volti alla salvezza degli ebrei perseguitati. 
Uno dei personaggi che più si impegnò in quest'opera di salvataggio fu Gino Bartali, che portava da Assisi a Firenze i documenti falsi per gli ebrei, nascosti nella canna della bicicletta. Al grande ciclista, per questi atti di coraggio sarà prossimamente riconosciuto il titolo di giusto delle Nazioni, già conferito al vescovo Nicolini, al suo collaboratore Brunacci, al frate Niccacci e ai fratelli Brizi, i tipografi artefici delle falsificazioni dei documenti. 

Ebrei nel Salento, 2







Storia di un rapporto

secolare e contrastato










La foto in alto riproduce uno dei 3 murales lasciati a santa Maria al bagno, località marina in comune di Nardò, dagli ebrei ospiti del centro di accoglienza aperto dagli inglesi nella cittadina salentina nel 1943 e rimasto operativo sino al 1947. 

In realtà i primi ad arrivare, alla fine del dicembre del 1943 furono gli slavi, ebrei e non, profughi dai paesi balcani, che presto, a parte gli ebrei, rientrarono in patria, man mano che i loro paesi venivano liberati dagli alleati. Gli ebrei, invece rimasero e altri, questa volta in gran numero ne arrivarono dopo il 1945, quando furono aperti i campi di sterminio dell'Europa orientale e liberati i sopravvissuti. Il numero massimo di ospiti sarà di 4000 unità.
I nuovi arrivati erano molto diversi dai precedenti; erano tristi, non c'erano famiglie complete, non c'erano bambini, nè vecchi: erano i sopravvissuti dai lager nazisti. Così i neretini scoprirono che quello che si era verificato 400 anni prima nelle loro terre e che forse loro stessi non conoscevano, si era riproposto, con l'aggravante di particolari scientificamente agghiaccianti nel loro secolo. 
L'arrivo al centro di accoglienza
Santa Maria al bagno all'epoca dei fatti


Lo apprendevano dai racconti dei loro ospiti, che lentamente, vincendo l'angoscia e la reticenza di chi ha visto gli orrori più incredibili, iniziavano a raccontare. E qui si ripropose in maniera vistosa e inimmaginabile, dopo le inevitabili tensioni dei primi tempi, la forma mentis delle popolazioni salentine: l'ebreo, da ospite indesiderato, diviene ospite privilegiato, si fraternizza, si passa il tempo assieme. 



Torneo di calcio "misto"

Poi iniziano ad arrivare gli ebrei che da tutta l'Europa aderiscono al movimento sionista e che cercano di dirigersi verso la Terra Promessa, osteggiati dagli inglesi, allora filoarabi.
Ecco che così da Nardò, da Taranto, da Brindisi passa un altro pezzo di storia destinato a condizionare il ventesimo secolo e l'attuale. Il murale riprodotto in alto, infatti, rappresenta i campi circondati da filo spinato dell'Europa centro orientale, la salvezza nell'Italia meridionale e da li il fiume umano che attraversa il mare per giungere alla Terra Promessa.


Santa Maria al bagno oggi
Il post precedente: ebrei nel Salento, 1

Ebrei nel Salento, 1





Storia di un rapporto

secolare e contrastato








Forse non tutti sanno che a Nardò si trova un museo della Memoria e dell'Accoglienza, inaugurato nel 2009. Ma la storia inizia da lontano e vale la pena di ripercorrerla sia pure per sommi capi.
Sino al 1540 la terra d'Otranto, così come Taranto, Ostuni, Oria, Lecce, Copertino, Gallipoli era abitata da una numerosa colonia ebrea. 
Una di queste viveva a Nardò che nella sua lunga storia ha avuto diversi punti di incontro e di scontro con la comunità ebraica. Il primo risale al 1500, quando Nardò veniva descritta dagli storici come un centro di approvvigionamento di tutte le città salentine e dei comuni rurali; Nardò era, infatti, centro di produzione di libri, di grano, di vino, di carne, di pesce di frutta e ortaggi e di tutti gli altri generi necessari e godeva, allora come adesso dei due sbocchi al mare: san Cesareo e santa Maria al Bagno. 

Nel "Pittagio" San Paolo, dove erano concentrati gli ordini produttivi e più umili della città, con un'ampia presenza di semplici domus, apothecae e cellaria, orti e giardini, si trovava anche una fiorente colonia ebraica, definita la "Iudecca" o "Iudayca" dai documenti dell'epoca. Questa comunità era organizzata con un proprio luogo di culto e nel 1469 contava 50 famiglie. Ulteriori testimonianze sulla Colonia ebraica sono fornite da un atto riguardante l'inventario dei beni immobili dell'ospedale di S. Caterina in Galatina e la descrizione del feudo delle Cenate, in cui si fa menzione di un certo Acheiron de la Phisica, "Ebreo di Nardo'", proprietario di terreni confinanti con il casale di Agnano.
Nel 1465 il vescovo de Pennis ricorre contro il demanio regio per il recupero della giurisdizione sulla colonia ebraica, ciò suffraga l'ipotesi di una consistente comunità. 
Prima della fine del secolo, sembra che gli ebrei neritini, abbiano "subito anche la confisca dei beni" come si desume da un documento del  dicembre del 1501. Anche a Nardò, come già a Lecce la sinagoga venne convertita in tempio cristiano.
Una prima espulsione  avvenne nel 1510, ad opera del vicerè Raimondo di Cardona, che poi fu costretto a decretare un loro parziale ritorno a causa di necessità economiche, mentre quella definitiva avvenne nel 1540 ad opera del vicerè don Pedro da Toledo che così la giustificò: "divoravano coll'usure le sostanze dei poveri".
E' bene fare attenzione alle motivazioni, che maledettamente ricorreranno anche in tempi successivi e a noi vicinissimi.
Allora, come per altro secoli dopo, la caccia all'ebreo era uno sport molto diffuso nelle civilissime contrade europee, dalla Spagna, che aveva cacciato gli ebrei già dal 1492,  a Nardò, che tutto sommato dipendeva dalla casa madre. 
Passeranno più di 400 anni e Nardò, a causa dell'irrisolta questione ebraica, avrà un nuovo contatto con questa comunità. (segue)

martedì 23 dicembre 2014

Giornata della memoria, giorno del ricordo, 1






27 gennaio -10 febbraio












"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare."

Niente di più adeguato per questa giornata della classica citazione di Brecht. La necessità di una continua “manutenzione” della coscienza civile non è mai stata così impellente come in questi tempi di superficialità, disinteresse alla politica, oblio del bene comune, slogan gridati, raccolti superficialmente da facebook e rilanciati nel web, cliccati da centinaia di “amici”, che non si curano talvolta di verificarne la provenienza e la veridicità.
Si, in effetti, il rito quotidiano della visita di quello smisurato bar Sport che è facebook induce  al pessimismo: amici di “orientamento cattolico”, persone attive e impegnate nel volontariato rilanciano i più biechi slogan fascisti e leghisti sugli stranieri.
L’illusione che noi (italiani) siamo diversi, che siamo buoni e tolleranti e che quindi da noi “non può succedere” si scontra con la realtà dei fati storici e con la realtà dei fatti di ogni giorno ai quali molti assistono passivamente, ritenendoli elementi al massimo folkloristici o esagerazioni di pochi esaltati.
L’ignoranza della storia, della nostra storia recente, è abissale: quanti sanno delle violenze fasciste a Trieste contro la maggioranza slovena, dell’incendio della casa della cultura e del teatro sloveno del 1920? Quanti sanno della proibizione di parlare in sloveno e croato, dei cognomi e dei nomi italianizzati all’anagrafe, dei campi di sterminio in Friuli, dei campi di concentramento per sloveni nelle caserme di Chiesanuova? Ovviamente tutto questo nulla toglie alla altrettanto tragica realtà delle foibe, ma nulla va tolto dal piatto dei fatti storici.
Quanti sanno dei 90 ebrei padovani denunciati dai loro concittadini, catturati da italianissimi carabinieri, rinchiusi a villa Venier a Vò e poi avviati ad Auschwitz? Quanti sanno delle stragi coloniali perpetrate dal generale Graziani in Abissinia? Quanti sanno della vita di stenti condotta dai migranti regolari e irregolari? Quanti, insospettabili, ritengono che i Rom e i Sinti, delinquono perché è scritto nel loro DNA e non a causa della miseria e dell’emarginazione?
Quanti usano disinvoltamente parole come “moreto”, “zingaro”, “ebreo”, “terrone”, inconsapevoli della loro micidiale e incontrollabile carica razzista, preludio sommesso di ogni male, di ogni ingiustizia, e poi, inevitabilmente, di ogni atrocità.
Ecco, quindi, la necessità della manutenzione culturale e sociale delle coscienze, della rinascita civile ed etica dei singoli e dell’intera comunità.
 Sicuramente hanno lasciato una traccia di vergogna e gettato semi avvelenati e pericolosi i venti anni di sdoganamento del fascismo, i venti anni di razzismo leghista, per altro sfruttato ad arte da pochi “capi” che alimentano legittime paure del popolo, per mettere le mani sulle amministrazioni, sulle fondazioni, sulle banche sulle ULS e per altri vizi più personali e meno confessabili; e ancora peggio hanno fatto i venti anni di berlusconismo amorale, i venti anni di favolette e di incultura, di servi sciocchi, di servette (la Mussolini le definisce vaiasse) ben dotate, salite in parlamento. Come conclusione, lo sdoganamento di Casa Pound da parte di un illuminato modernista come Grillo getta nello sconforto più assoluto

venerdì 12 dicembre 2014

Concerto di Natale 2014, anticipazioni dal programma



In programma brani di  de Boismortier, Quantz, Bach, Haydn.
Di questi due ultimi compositori ecco un'anticipazione delle musiche che verranno eseguite questa sera.




     "Dolce conforto, il mio Gesù viene", aria dalla cantata BMW 151 



Il trio Hob XV n.17 di Haydn nella versione con pianoforte